C’è stato un tempo in cui, da una semplice finestra a San Giorgio a Cremano, si poteva misurare il mondo.
Negli anni ’70 e ’80, le nostre giornate non erano scandite dagli orologi, ma da una perfetta macchina sonora: al mattino la tromba della sveglia dei soldati in caserma, subito dopo il fischio perentorio della sirena della fabbrica Iberna, e il rumore dei tram che raccoglievano la marea delle tute blu. In mezzo, l'asfalto spietato del cortile dove noi ragazzi ci sbucciavamo le ginocchia in infinite sfide a pallone dalle 14:30 al tramonto. Poi è arrivato il 1991, l’anno del "grande silenzio". I cancelli della fabbrica si sono sbarrati con le catene, portando con sé il dramma dei licenziamenti e l'angoscia silenziosa delle nostre famiglie. Da quel momento, la nostra generazione è stata travolta da un'accelerazione improvvisa: la gran parte dei ragazzi con cui ho condiviso quell'infanzia è dovuta emigrare verso il Nord o all'estero per inseguire il lavoro.
Io ho scelto di restare. Ho scelto di aspettare le occasioni del mio territorio, decidendo di scommettere su queste strade e di investire qui la mia professione di architetto. Forse per un pizzico di incosciente coraggio, o forse solo per una minore paura del futuro.
Oggi, i capannoni dell'Iberna non ci sono più, demoliti per fare spazio a un supermercato. Di quel vecchio quadrilatero della memoria è rimasta in piedi un'unica sentinella, la più antica: Villa Pignatelli di Montecalvo. Un gioiello del 1747, con un portale in pietra lavica a punta di diamante che dialoga con i grandi palazzi di Napoli, un luogo così suggestivo da essere scelto come set da Lina Wertmüller, Matteo Garrone e Marco D'Amore per Gomorra. Eppure, oggi quel gigante giace prigioniero sotto una gabbia di tubi innocenti, vittima dell'abbandono e di un paradosso burocratico che rende impossibile il suo restauro.
Nasce da qui "SPETTATORE DI PIETRA. Memorie di una finestra a San Giorgio a Cremano", il mio primo libro. Un inventario del tempo che ho voluto scrivere per rimettere in piedi quei giganti abbattuti. Non per sterile nostalgia, ma per fare un atto di resistenza civile: perché le nuove generazioni non rimangano orfane della storia che calpestano ogni giorno e perché l'ultima sentinella di pietra venga finalmente liberata.
Microstoria Locale e Documentazione: Dettagli precisi e inediti – come la storica Scuola Trasmissioni, il sacco edilizio del 1968, lo sciopero bancario degli anni Ottanta e l'incendio dei capannoni industriali – offrono uno spaccato reale e documentato di un pezzo della terra vesuviana. Un Manifesto Civile ed Etico: Una profonda riflessione sulla tutela del patrimonio edilizio borbonico (come Villa Pignatelli di Montecalvo) contro le lungaggini burocratiche e l'ipocrisia delle leggi. Apparato Visivo d'Autore: Il volume include quattro preziosi inserti visivi (uno schizzo a mano dell'autore e tre fotografie storiche d'archivio e di cantiere) inseriti in modo puramente evocativo per accompagnare il lettore nel viaggio.
Spettatore di pietra non è solo un viaggio nostalgico e intimo, ma un manifesto civile. È il racconto necessario di chi ha scelto di restare per difendere l'ultima, fragile sentinella della propria storia, invitando il lettore a sollevare lo sguardo sulle ferite nascoste delle nostre città.
- Editore : Independently published
- Data di pubblicazione : 30 giugno 2026
- Lingua : Italiano
- Lunghezza stampa : 88 pagine
- ISBN-13 : 979-8184841687
- Peso articolo : 150 g
- Dimensioni : 12.7 x 0.51 x 20.32 cm
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