martedì 8 settembre 2026

Pomigliano Jazz 2026: musica, natura e conoscenza del territorio nel Parco Nazionale del Vesuvio

Con lo spettacolo di Maurizio de Giovanni e Marco Zurzolo, lungo l’Antica Strada Matrone, si è conclusa questa sera la sezione Vesuvius Jazz della XXXI edizione di Pomigliano Jazz in Campania.

Un percorso che anche quest’anno ha portato la musica nel Parco Nazionale del Vesuvio attraverso due appuntamenti costruiti intorno a luoghi, paesaggi ed esperienze differenti.

Il 30 agosto Raiz e il Solis String Quartet, con Chi tene ’o mare, hanno accompagnato il tramonto sul Gran Cono in un intenso omaggio alla musica di Pino Daniele. Il 6 settembre, invece, Maurizio de Giovanni e Marco Zurzolo hanno chiuso la rassegna lungo l’antica Strada Matrone, con uno spettacolo nel quale musica e racconto hanno incontrato uno degli itinerari storici e naturalistici del Parco.

Ma Vesuvius Jazz non è stato soltanto un programma di concerti.

La collaborazione tra Ente Parco Nazionale del Vesuvio e Pomigliano Jazz nasce dalla volontà di sperimentare una modalità diversa di vivere un’area protetta: raggiungere i luoghi lentamente, attraversarli, conoscerne il patrimonio naturale e culturale e soltanto dopo incontrare la musica.

Visite guidate, percorsi a piedi, mobilità elettrica e valorizzazione delle produzioni del territorio hanno accompagnato gli spettacoli, diventando parte dell’esperienza proposta al pubblico.

È questa la direzione che l’Ente Parco intende sostenere: il Vesuvio non come semplice scenario di un evento, ma il Parco come protagonista dell’esperienza.

Un’area protetta ha come missione prioritaria la conservazione della biodiversità, degli ecosistemi e del paesaggio. La fruizione turistica e le iniziative culturali possono trovare spazio all’interno di questa missione quando sono capaci di generare conoscenza, consapevolezza e rispetto dei luoghi.

«La collaborazione con Pomigliano Jazz – sottolinea il presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, Raffaele De Luca ci permette di raccontare concretamente un modello di fruizione che mette al centro il valore dell’area protetta. Chi partecipa a questi appuntamenti non viene semplicemente ad assistere a uno spettacolo: percorre un sentiero, incontra un paesaggio, conosce la storia e la biodiversità del territorio. È questa la forma di turismo che vogliamo promuovere: attenta, consapevole e compatibile con la tutela del nostro patrimonio naturale».

Si chiude così Vesuvius Jazz 2026, ma resta il significato di un’esperienza costruita negli anni: utilizzare la cultura per avvicinare le persone alla natura e trasformare una visita al Parco in un’occasione di conoscenza.

Perché il Parco Nazionale del Vesuvio non è soltanto un luogo da raggiungere.
È un territorio da conoscere, attraversare e rispettare.

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