venerdì 30 ottobre 2026

Torre Annunziata | Cinema Teatro Nexus - Campania Host to Host

Si è chiuso al Cinema Teatro Nexus di Torre Annunziata, nella Sala Nike, il progetto Campania Host to Host, promosso da F.I.T.A. Campania con F.I.T.A. Napoli e F.I.T.A. Salerno, in collaborazione con l’associazione Naïf. 

  • Dopo la presentazione del progetto hanno portato i saluti istituzionali 
  • Vincenzo Ascione, presidente di F.I.T.A. Campania, 
  • la referente del progetto, Silvia Iovene, del Liceo Artistico Statale «Giorgio de Chirico» 
  • la referente del progetto, Imma Di Maio,
  • la dirigente scolastica Agata Esposito dell’I.I.S. «G. Marconi», e 
  • il consigliere regionale Ciro Buonaiuto. 

Il progetto, dedicato all’educazione digitale tra generazioni, ha coinvolto oltre 100 studenti di otto classi delle due scuole e ne coinvolgerà altrettanti quest’anno. Nell’anno scolastico 2025/2026 ogni classe ha realizzato un video di valorizzazione del territorio con il coinvolgimento di un’associazione locale, tra cui Savoia, Legambiente, A.I.A., Archeoclub, Pro Loco Oplonti Marina del Sole, Eirene e la Fondazione Don Bosco. Le associazioni sono entrate nei video in modi diversi: come soggetto del racconto, come collaboratrici o incontrando i ragazzi per ragionare con loro sul lavoro.

Il valore del percorso sta soprattutto nel metodo. Le associazioni, i formatori e i tutor hanno accompagnato il lavoro senza sostituirsi ai ragazzi, che hanno dovuto dividersi i compiti, prendere decisioni insieme e acquisire le competenze necessarie per progettare, girare e montare i video. L’obiettivo non era un risultato perfetto, il focus del progetto è piuttosto l’esperienza di portare a termine in gruppo un progetto concreto, con una scadenza e un pubblico, e acquisire gli strumenti per raccontare – e dunque conoscere – il proprio territorio.

Gli otto video sono stati proiettati in sala e presentati da piccoli gruppi di studenti per ogni classe, insieme ai rappresentanti delle associazioni. Sono intervenuti, tra gli altri, Lucio D’Avino, presidente del settore giovanile e della scuola calcio del Savoia insieme al giocatore Dani Muñoz, Elisa Esposito per l’Archeoclub, Gianluca Mertino, Michele Esposito e Matto De Nicola per l’associazione A.I.A. e Rino Balzano per la Fondazione Don Bosco.

«La manifestazione di oggi ha permesso ai ragazzi di presentare il lavoro che essi stessi hanno realizzato sin dall’ideazione e fino alla produzione e realizzazione.

Questi corti non sono solo opere audiovisive ma ci fanno conoscere la forza e la capacità che questi ragazzi, quando stimolati, sanno mettere in campo.

A loro, auguro di aprire gli orizzonti e non fermarsi a quello che li circonda e mettere passione in tutto ciò che amano fare, dallo sport alle discipline artistiche, non devono porsi limiti, solo questo può rendere la loro vita un capolavoro»

-Vincenzo Ascione, Presidente di F.I.T.A. Campania.

Pompei e FAO insieme per i giovani. L’antica città diventa una “scuola di sostenibilità”

Studenti guidati tra vigneti e acquedotti per scoprire come le tecniche del passato possono aiutare il pianeta e trasformare l'agricoltura di domani

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei, ha lanciato "Pompei sostenibile - Junior" un’edizione speciale per i giovani dell’itinerario educativo introdotto nel 2025. Attraverso visite guidate condotte da esperti della FAO e del Parco, gli studenti delle scuole locali hanno esplorato come le lezioni del passato possano ispirare scelte più sostenibili per il futuro.

Il 28 e il 29 ottobre, sulla scia del successo riscosso dal lancio dell’iniziativa lo scorso anno, gli studenti delle scuole medie e superiori hanno esplorato la città antica attraverso una prospettiva orientata al futuro.

Le visite hanno mostrato le iniziative di sostenibilità presenti in tutto il sito archeologico, introducendo al tempo stesso il lavoro della FAO volto a trasformare i sistemi agroalimentari. L’evento ha inoltre celebrato la collaborazione in corso tra la FAO e il Parco Archeologico, mettendo in luce il loro impegno comune a favore della sostenibilità, dell’educazione e del patrimonio culturale, e dimostrando come le conoscenze tradizionali e l’innovazione, sia del passato che del presente, possano contribuire a plasmare un futuro più sostenibile.

Imparare dal passato

Le visite guidate hanno permesso agli studenti di esplorare i legami tra il vasto patrimonio archeologico di Pompei e alcune delle sfide più urgenti che dobbiamo affrontare oggi in tema di sostenibilità.

L’itinerario ha dato modo ai partecipanti di riflettere sulle dimensioni ambientali, sociali ed economiche della sostenibilità, mostrando come una gestione responsabile del territorio, dell’acqua e delle risorse naturali abbia contribuito alla prosperità e al benessere dell’antica Pompei e come possa essere determinante ancora oggi.

Questi temi sono stati collegati al lavoro della FAO finalizzato a migliorare la sicurezza alimentare e la nutrizione, promuovendo la gestione sostenibile delle risorse naturali.

Lungo il percorso, gli studenti hanno visitato antiche case, giardini, vigneti e terme. Ogni sito è stato scelto non solo per il suo valore storico e culturale, ma anche per il punto di vista che offre su tematiche attuali come una dieta sana, la gestione delle risorse idriche, la biodiversità, la resilienza climatica, i sistemi alimentari, l'innovazione e l'inclusione sociale.

Come ha sottolineato Clara Velez Fraga, Responsabile della Divisione Outreach e Promozione della FAO «Pompei è un luogo dove la storia incontra un territorio vivo, dove il patrimonio culturale convive con l’agricoltura, le tradizioni alimentari, il paesaggio e le comunità che lo abitano».

Collegando il patrimonio archeologico alle sfide di oggi, l’esperienza ha messo in luce l’importanza di una gestione responsabile delle risorse e la resilienza delle comunità nel corso del tempo.

Patrimonio, agricoltura e sostenibilità

Particolare attenzione è stata data ai sistemi agroalimentari sostenibili, un pilastro del mandato della FAO nel raggiungere la sicurezza alimentare per tutti. Esplorando orti, alberi da frutto, colture, vigneti e antichi sistemi idrici, gli studenti hanno scoperto come la gestione del cibo, dell’acqua e delle risorse naturali abbia plasmato la vita a Pompei.

Durante del percorso, hanno affrontato tematiche che trovano riscontro in diversi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, tra cui “Fame zero” (SDG 2), “Istruzione di qualità” (SDG 4), “Acqua pulita e servizi igienico-sanitari” (SDG 6), “Consumo e produzione responsabili” (SDG 12), “Azione per il clima” (SDG 13) e “Vita sulla terra” (SDG 15).

L’itinerario ha collegato il patrimonio di Pompei al lavoro della FAO, mostrando come le conoscenze tradizionali, le pratiche sostenibili e l’innovazione possano contribuire alla creazione di comunità resilienti ed ecosistemi sani.

Gli studenti hanno inoltre avuto modo di conoscere l’impegno più ampio del Parco Archeologico di Pompei in materia di sostenibilità e coinvolgimento della comunità. Iniziative come “Sogno di Volare”, che coinvolge gli studenti delle scuole secondarie locali attraverso il teatro e la partecipazione culturale, dimostrano come il patrimonio possa fungere da piattaforma per l’educazione, l’inclusione e la cittadinanza attiva.

Più che una semplice visita a un sito archeologico, l’iniziativa ha invogliato i giovani a riflettere sui legami indissolubili tra cibo, acqua, cultura e benessere, nonché sul ruolo che possono avere nel delineare il futuro.

«Pompei non è soltanto una straordinaria testimonianza del passato – dice il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – ma un modello vivo e attuale da cui ripartire per costruire il nostro futuro. Attraverso la collaborazione con la FAO e il progetto “Pompei Sostenibile”, vogliamo mostrare come l'antica città custodisca risposte sorprendentemente moderne alle sfide ambientali di oggi. Riscoprire le tecniche agricole degli antichi romani, la loro capacità di gestione delle risorse idriche e il profondo rispetto per i ritmi della terra significa riappropriarsi di una cultura dell'armonia con la natura. Trasmettere questo patrimonio alle nuove generazioni vuol dire insegnare ai più giovani che la tutela dell'ambiente e la sicurezza alimentare affondano le radici nella nostra storia: custodire il passato è il primo passo per coltivare un futuro sostenibile».

Da Pompei al FAO MuNe a Roma

Nel primo anniversario di FAO MuNe, il Museo e Rete per l’Alimentazione e l’Agricoltura, “Pompei Sostenibile” incarna la visione del museo come struttura diffusa che va oltre i confini di un singolo luogo.

Attraverso partnership con istituzioni quali il Parco Archeologico di Pompei, FAO MuNe mette in relazione luoghi, persone e conoscenze, creando ponti tra il patrimonio culturale e il dibattito contemporaneo su alimentazione, agricoltura e sostenibilità. Il collegamento tra Pompei e FAO MuNe a Roma dimostra come la cultura, la storia e l’innovazione possano coinvolgere le nuove generazioni nella comprensione delle sfide globali attuali.

Grazie a questa collaborazione, la FAO e il Parco Archeologico rafforzano il valore educativo del patrimonio culturale come ponte tra passato e presente. Il progetto mette in luce come le conoscenze tradizionali, l’esperienza vissuta e l’innovazione possano contribuire ad alimentare il dibattito su alimentazione, agricoltura e sostenibilità, dimostrando al contempo il potere dei musei e dei siti del patrimonio culturale come spazi di apprendimento, dialogo e riflessione.

Link  correlati

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Pompei Sostenibile | La FAO e Italia | Organizzazione delle Nazioni Unite per l alimentazione e l agricoltura

giovedì 29 ottobre 2026

“Donne & Biosfera: storie da raccontare”, Concorso fotografico internazionale

Ci sono storie di donne che ogni giorno contribuiscono alla tutela della biodiversità, alla salvaguardia dell'ambiente e alla crescita delle comunità, storie che meritano di essere raccontate.
Nasce “Donne & Biosfera: storie da raccontare”, il concorso fotografico internazionale promosso dalle Riserve della Biosfera MAB UNESCO dell'Appennino Tosco-Emiliano, del Po Grande e del Delta del Po, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna.
Tre categorie per raccontare attraverso la fotografia il legame tra donne, natura e sostenibilità:
L'acqua è Donna - La vita, l'acqua e la fragilità degli ecosistemi.
La società è Donna - Le comunità, le tradizioni e la memoria dei territori.
La professione è Donna - Il lavoro, la ricerca e l'impegno per l'ambiente.
Il concorso è aperto gratuitamente a fotografi professionisti e appassionati di tutto il mondo, con la possibilità di raccontare anche territori e realtà al di fuori delle Riserve promotrici.
La scadenza del concorso è fissata il 20 gennaio 2027, in palio ci sono oltre 5.000 € di premi.
Ogni fotografia può dare voce a una storia. La prossima potrebbe essere la tua!
Regolamento e candidature: www.mabphoto.it

Un'iniziativa promossa dalle Riserve della Biosfera MAB UNESCO Appennino Tosco-Emiliano, Po Grande e Delta del Po, con il contributo della Regione Emilia-Romagna - Settore Aree Protette, Foreste e Sviluppo Zone Montane. - Ente Parco Nazionale del Vesuvio

Parco Archeologico di Pompei - L’armadio di una donna che non tornò più

La scoperta in una casa di medie dimensioni, in soppalco due topi

La memoria di una vita, racchiusa in un armadio che non fu mai più riaperto e che ora è tornato alla luce a Pompei grazie al lavoro degli archeologi. L’armadio, perfettamente ricostruibile grazie ai dati di scavo, si trovava nell’area centrale della città sepolta dal Vesuvio, nella casa IX 11, 7 o di Cornelius Maximus, sull’affollatissima – allora come oggi – via dell’Abbondanza.
Sembra di essere davanti a un racconto, che rievoca la vita di una donna di Pompei, prima della distruzione del sito nel 79 d.C. Un ritratto in cui c’è la bellezza, le abitudini personali, ma anche l’attività commerciale: utensili per truccarsi (pinzetta, stemperatoio), un balsamario in vetro, un bruciaprofumi per riempire la casa di belle fragranze, una lucerna bronzea, a fianco a pesi di piombo, verosimilmente usati per un’attività commerciale di vendita e sistemati in una cassettina lignea di cui restano labili tracce.
Inoltre, vasi e pentole di bronzo, di vetro e di ceramica: oggetti di uso quotidiano, ma forse anche carichi di ricordi, come nel caso di un boccalino raffinato decorato con scaglie di pigna. Un alto valore di memoria aveva sicuramente la collana composta da almeno ventiquattro oggetti miniaturistici di faïence, osso, pasta vitrea e cristallo di rocca, tutti con foro di sospensione e rappresentanti divinità (si riconoscono Bes e Mercurio), piedi e mani, pigne e grappoli.
In passato a volte ritenuti oggetti “magici” per fatture e filtri, in realtà si tratta dei cosiddetti crepundia, letteralmente “sonagli”: collane con amuleti che si davano ai bambini per proteggerli, ma anche per sentirli quando si muovevano. Capitava che anche le persone adulte li conservassero, spesso in cassettine o, come in questo caso, in sacchetti di stoffa all’interno di armadi, evidentemente quali ricordi di un’infanzia di cui talvolta restava poco altro: il mondo romano era contraddistinto da un’elevata mobilità geografica a tutti i livelli, dagli schiavi ai ricchi commercianti, così che molte persone si trovavano a vivere lontano da parenti e genitori e dai luoghi dell’infanzia.
Un altro segreto custodito dall’armadio ritrovato negli scavi consiste in un piccolo tesoretto di monete: sono 38, tutte in bronzo, conservate in una “cistella”, un piccolo contenitore realizzato in materiale vegetale con la tecnica d’intreccio, di cui sono stati analizzati i resti recuperati durante lo scavo. La presenza delle monete, in particolare, lascia supporre che la proprietaria o i proprietari non abbiano avuto il tempo per recuperare gli oggetti di valore, economico o emotivo.
Se erano in città nel momento della catastrofe, avranno tentato la fuga; così se sono riusciti a scappare, non saranno più tornati sul posto a scavare nel sottosuolo per i propri averi, come altri di cui recenti scavi hanno rivelato le tracce. Ma forse, appunto, non ce l’hanno fatta, e potrebbero far parte di coloro che, come ricorda lo storico Tacito, morirono senza erede e i cui beni sarebbero stati utilizzati per la rifondazione di Pompei, che poi non è mai avvenuta. Sono domande destinate a rimanere aperte.
«Pompei non è soltanto un luogo di grandi opere d’arte: è anche un luogo in cui gli oggetti più comuni restituiscono la dimensione umana del passato. Il valore di questa scoperta sta nella possibilità di leggere insieme le diverse tracce di una vita: le abitudini personali, il lavoro, i ricordi. Non possiamo ricostruire con certezza l’identità di chi abitava la casa, ma questi frammenti ci avvicinano alla sua quotidianità», dichiara il direttore del Parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel.
Intanto, lo scavo ha potuto chiarire alcuni aspetti della casa in cui si trovava l’armadio. La facciata della dimora, attribuita dubitativamente a un personaggio di nome Cornelius Maximus in base al rinvenimento di iscrizioni ora non più visibili, era già stata scavata nel 1912. Solo ora, però, è avvenuta l’indagine di una parte degli ambienti retrostanti, nell’ambito del grande progetto di restauro e accessibilità dell’adiacente Insula dei Casti Amanti.
Anche se la conoscenza della casa rimane parziale, ci sono alcuni dati di grande interesse: da un lato, le raffinate pitture parietali di IV stile dell’ambiente con l’armadio, attribuibili alla bottega di Via di Castricio, denotano un certo tenore di vita, in linea con la posizione centrale della casa, che affaccia su una delle arterie principali della città antica.
Dall’altro lato, nel momento dell’eruzione, erano comunque in corso dei lavori vari che dovevano incidere non poco sulla vivibilità. A questo si aggiunge la scoperta di almeno due scheletri di topi, trovati all’interno di un’anfora su un soppalco. In base alle analisi del laboratorio del Parco, appartenevano verosimilmente al genere Apodemus sylvaticus, noto anche come “topo selvatico”.
Topi di questo genere vivono normalmente in ambienti naturali e giardini, da dove invadono spesso attici e luoghi di stoccaggio di abitazioni umane alla ricerca di cibo. I due individui trovati a Pompei erano non completamente maturi, come indicato dal grado di sviluppo degli scheletri – 117 frammenti minuscoli – dei roditori. La scoperta si aggiunge ad attestazioni della presenza di roditori in altri contesti vesuviani, come per esempio nei quartieri servili della villa suburbana di Civita Giuliana o nelle fogne di Ercolano, e restituisce l’immagine di una società urbana che combatteva anche con ospiti non graditi.
Per ulteriori approfondimenti consultare l’e-journal del Parco Archeologico di Pompei: https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/

mercoledì 28 ottobre 2026

Boscotrecase | Corso pomeridiano di 1° livello per Sommelier

Corso di 1° livello per Sommelier pomeridiano a Boscotrecase NA presso Villa Vittoria, dal 2 dicembre 2026. Quattordici lezioni settimanali di circa due ore, tutte a partire dalle 15,00 ed una visita in cantina.
Parcheggio gratuito dedicato.
Costo totale del corso €590,00 (€500,00 corso €90,00 quota associativa annua) pagamento in acconto o saldo con carta di credito o bonifico bancario per l’iscrizione seguire il seguente link:
https://myais.aisitalia.it/corsi/R15NA22026LV1114
Informazioni tel/whatsapp 328.703.3333
Ecco il programma:
02 12 26 1 - LA FIGURA DEL SOMMELIER
09 12 26 2 – VITICOLTURA
16 12 26 3 – ENOLOGIA: LA PRODUZIONE DEL VINO
23 12 26 4 – ENOLOGIA: I COMPONENTI DEL VINO
13 01 27 5 – TECNICA DELLA DEGUSTAZIONE: ESAME VISIVO
20 01 27 6 – TECNICA DELLA DEGUSTAZIONE – ESAME OLFATTIVO
27 01 27 7 – TECNICA DELLA DEGUSTAZIONE – ESAME GUSTATIVO
03 02 27 8 - SPUMANTI
10 02 27 9 – VINI PASSITI, VENDEMMIA TARDIVA, MUFFATI, ICEWEIN, LIQUOROSI, AROMATIZZATI
17 02 27 10 – LEGISLAZIONE E ENOGRAFIA NAZIONALE
24 02 27 11 – BIRRA E DISTILLATI DA CEREALI
03 03 27 12 – ALTRI DISTILLATI
10 03 27 13 – LE FUNZIONI DEL SOMMELIER
16 01 27 14 - VISITA A UNA AZIENDA VITIVINICOLA
17 03 27 15 – APPROFONDIMENTO SULLA DEGUSTAZIONE E AUTOVALUTAZIONE
Sede del corso Villa Vittoria Via Cifelli 44, 80042 Boscotrecase Na
Orario del corso 15,00
TEST ON LINE 11 3 27 ore 19,30 e 12 3 27 ore 09,30 - 
 AIS Vesuvio 

Alla Reggia di Portici, “L’amante del Vesuvio. Visioni continue e discontinue del sublime”, la mostra fotografica di Luciano D’Inverno.

Giovedì 29 ottobre, alle ore 11.30 nella Sala Cinese della Reggia di Portici, si inaugura “L’amante del Vesuvio. Visioni continue e discontinue del sublime”, la mostra fotografica di Luciano D’Inverno a cura di Ennery Taramelli, promossa da MUSA – Musei della Reggia di Portici. All’inaugurazione partecipa il vicesindaco della Città Metropolitana di Napoli, Giuseppe Cirillo.

L’evento ha un valore particolare per la Città Metropolitana, proprietaria del complesso borbonico. È la prima mostra ospitata nella Galleria del Piano Nobile, lo spazio che l’Ente ha restaurato e restituito alla pubblica fruizione nel giugno scorso. La Galleria, cuore di collegamento tra lo scalone monumentale e il Teatrino di corte, si sviluppa per oltre 35 metri sulla storica Strada Regia delle Calabrie. Dopo decenni di uso come aule e uffici, ha riconquistato la sua prospettiva originaria, con gli affreschi recuperati, il pavimento in cotto napoletano e le persiane storiche restaurate. Il restauro è stato condotto dalla Direzione Tecnica Patrimonio dell’Ente sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Napoli. L’intervento rientra nella convenzione con l’Università Federico II, che prevede la progressiva restituzione delle sale del Piano Nobile a un uso pienamente museale, affidato a MUSA. Con “L’amante del Vesuvio” questo percorso comincia a tradursi in programmazione culturale, e la Galleria si mostra come luogo di esposizione contemporanea.

Il progetto di D’Inverno è un ciclo fotografico inedito dedicato alla terra d’origine dell’artista. Le immagini a colori, realizzate tra il 2019 e il 2026, si inseriscono in una ricerca che l’autore porta avanti da oltre vent’anni. Al centro sono i paesaggi segnati dal Vesuvio, la natura inquieta dei Campi Flegrei e i luoghi del Miglio d’Oro, lungo il tratto di costa tra le pendici del vulcano e il mare. Il territorio è interrogato come spazio in cui natura e presenza umana, permanenza e mutamento si incontrano. Le oltre trenta opere in mostra dialogano idealmente con la lunga tradizione di vedute che, dal Grand Tour in poi, ha accompagnato la scoperta del paesaggio campano.

Il rapporto con il luogo è parte del progetto. La Galleria affaccia sulla Strada Regia, nel punto in cui la storia della Reggia incontra il paesaggio e le direttrici che collegano idealmente il Miglio d’Oro ai Campi Flegrei. Entrare in questo spazio restituito alla città significa osservare, attraverso lo sguardo della fotografia contemporanea, un territorio che il monumento stesso ha contribuito a plasmare.

Per la Città Metropolitana la mostra conferma il metodo con cui si sta riaprendo il Piano Nobile, un passo alla volta e in sinergia con l’Università e la Soprintendenza, con l’obiettivo di un percorso museale unitario che consenta ai visitatori di attraversare l’intero piano godendo dell’architettura e delle decorazioni della Reggia. La mostra ha il patrocinio della Città Metropolitana di Napoli, insieme a quello dell’Università Federico II e del Dipartimento di Agraria.

La mostra sarà aperta al pubblico da venerdì 30 ottobre 2026 fino al 29 marzo 2027. Per orari, biglietti e visite guidate è possibile consultare il sito www.museireggiadiportici.it. - Luciano D'Inverno

Informazioni

  • Titolo: L’AMANTE DEL VESUVIO. Visioni continue e discontinue del sublime
  • Artista: Luciano D’Inverno
  • A cura di: Ennery Taramelli
  • Sede: Galleria Reale del Piano Nobile, Reggia di Portici – MUSA, Università degli Studi di Napoli Federico II
  • Periodo: 30 ottobre 2026 – 29 marzo 2027
  • Biglietto: la visita alla mostra è inclusa nel biglietto d’ingresso ai Musei della Reggia di Portici.

martedì 27 ottobre 2026

Somma Vesuviana | “A’ cas’ e Assuntulell’ e Castiell’ – dove tutti hanno spazio”,

Una storia che continua, una casa che rinasce, una comunità che si apre a tutti.

Ci sono luoghi che custodiscono molto più di mura e stanze: custodiscono storie, volti, lacrime, sorrisi e speranze. Luoghi nei quali un popolo ritrova le proprie radici e riconosce una parte preziosa della propria identità.

È da questa consapevolezza che nasce “A’ cas’ e Assuntulell’ e Castiell’ – dove tutti hanno spazio”, il progetto promosso dalla comunità del Santuario di Santa Maria a Castello, unitamente alla Parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli, dagli Scout AGESCI Somma Vesuviana2, dall’Associazione di Santa Maria a Castello, dall’Associazione Tutela dei riti del monte Somma, dall’Associazione Somma Trekking e dai devoti della Madonna, con l’obiettivo di restituire vita e nuova funzione alla struttura adiacente alla venerata immagine della Vergine.

Un progetto che oggi diventa realtà grazie all’assegnazione della struttura da parte del Comune di Somma Vesuviana, a seguito della partecipazione al bando pubblico, nel quale la nostra proposta ha ottenuto il merito più alto tra i progetti presentati.

Una casa nel segno di Assuntulella

Questo nuovo cammino porta con sé un nome e una storia che appartengono alla memoria della nostra comunità: Assunta Ferruccio, nata nel 1887, conosciuta e ricordata da tutti come Assuntulella, per anni dolce custode della Madonna e del Santuario.

Grazie alla sua presenza e alla sua dedizione, le porte del Santuario erano sempre aperte. Ai piedi della Madonna, tante persone arrivavano per affidare le proprie lacrime di dolore, condividere la gioia, cercare conforto e ritrovare la speranza.

Assuntulella ha rappresentato, con la semplicità dei gesti quotidiani, il volto di una Chiesa capace di accogliere senza chiedere nulla in cambio.

A lei desideriamo dedicare questo nuovo impegno. Perché crediamo che custodire la memoria di chi ha segnato la storia di un popolo significhi costruire un presente più umano e preparare un futuro più ricco di speranza.

Dove tutti hanno spazio

La struttura che ci accingiamo a recuperare vuole continuare a essere ciò che, nel cuore della gente, è sempre stata: una casa aperta, un luogo di incontro e di accoglienza.

Vogliamo che diventi uno spazio a disposizione della comunità, capace di ospitare manifestazioni, incontri, attività culturali e sociali, momenti di condivisione, iniziative solidali e ludiche, occasioni di accoglienza e ospitalità.

Non vogliamo semplicemente riaprire una struttura: desideriamo far rinascere un luogo in cui ciascuno possa sentirsi accolto, ascoltato e parte di una comunità.

Perché una casa è davvero viva quando le sue porte si aprono e quando nessuno si sente escluso.

Un cammino che vogliamo condividere

Desideriamo esprimere la nostra sincera gratitudine a quanti ci hanno sostenuto e accompagnato nella preparazione del progetto, offrendo tempo, competenze, consigli e incoraggiamento.

Un ringraziamento particolare va all’Amministrazione comunale di Somma Vesuviana e alla Sindaca, dottoressa Svanera, per il percorso che ha reso possibile questo nuovo inizio.

Nei prossimi giorni inizieranno i lavori di sistemazione della struttura. Il nostro desiderio è di poterla aprire in occasione del Natale, come segno concreto di rinascita, fraternità e speranza. Sarà il cammino dei lavori a indicarci i tempi effettivi di apertura.

Aiutateci a far rinascere questa casa!

Un progetto così importante non può essere portato avanti da pochi: ha bisogno del cuore e della partecipazione di tanti.

Per questo chiediamo a tutti di sostenerci con la preghiera, con l’incoraggiamento, con la disponibilità a collaborare e, per chi lo desidera e può farlo, anche con un contributo economico.

Ogni aiuto sarà un gesto concreto per restituire alla comunità un luogo che appartiene alla sua storia e che vogliamo mettere a disposizione di tutti.

È possibile contribuire attraverso:

BONIFICO BANCARIO

IBAN: IT06A0306909606100000193263

Intestatario: Santuario di Santa Maria a Castello

Causale: A’ cas’ e Assuntulell’ e Castiell’

Oppure con un’offerta direttamente presso il Santuario.

A chi vorrà camminare con noi, diciamo fin d’ora grazie.

Facciamo in modo che la casa di Assuntulella torni a essere una casa per tutti: un luogo in cui la devozione alla Madonna si traduca in accoglienza, solidarietà e amore concreto per le persone.

Perché la speranza cresce quando trova una casa. E in questa casa, domani, vogliamo che ci sia spazio per tutti. - Comunicato Stampa

venerdì 23 ottobre 2026

PARCO ARCHEOLOGICO DI ERCOLANO ALLA BMTA

STAND, CONVEGNI E LABORATORI A PAESTUM

XXVIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico

Complesso archeologico di Paestum (SA) ·  29 ottobre – 1° novembre 2026

Il Parco Archeologico di Ercolano partecipa alla XXVIII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico (BMTA), in programma a Paestum dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, portando al pubblico i risultati delle più recenti attività di ricerca, restauro e valorizzazione condotte sul sito.

Sullo stand del Ministero della Cultura sarà proiettato il video “Ercolano. Il Mito con il Futuro intorno”, realizzato dal Parco Archeologico di Ercolano.

GLI INCONTRI

Quattro gli appuntamenti in programma nella sala convegni della manifestazione, a cura dei funzionari del Parco:

Villa Sora tra nuove scoperte e valorizzazione

Marina Caso, funzionario archeologo PAE — Le attività di tutela e conservazione e i risultati delle ricerche archeologiche condotte a Villa Sora tra il 2025 e il 2026, nell’ambito di una campagna di scavi promossa dalla Direzione Generale Musei.

Il restauro di un restauro: la credenza in legno carbonizzato di Ercolano

Elisabetta Canna, funzionario restauratore PAE — Il recente intervento sulla credenza lignea carbonizzata rinvenuta sul Decumano massimo, tra le testimonianze più rare della vita quotidiana della città antica, oggi esposta nell’Antiquarium.

Isola tecnologica mobile: l’incipit del processo di musealizzazione del reperto dopo il suo rinvenimento

Simone Marino, funzionario archeologo PAE — Nell’ambito del PNRR, i depositi temporanei ad alta densità tecnologica progettati per la prima messa in sicurezza dei reperti appena scavati.

Il Parco come spazio vivo: valorizzazione culturale e relazione con il territorio

Maricarmen Pepe, funzionario archeologo PAE — La programmazione estiva di spettacolo dal vivo del Parco, “I venerdì di Ercolano” e “Gli Ozi di Ercole”, e il lavoro condotto insieme all’Istituto Packard e alla comunità locale.

IL LABORATORIO PER LE SCUOLE

Cera una volta

A cura di Maricarmen Pepe (PAE), Maria Vittoria Bramante (UniPegaso) e Maria Cristina Napolitano (PAE) — Rivolto alle classi IV e V della scuola primaria.

Un laboratorio che fa scoprire ai bambini l’antica Ercolano attraverso le tavolette cerate, tra le più straordinarie fonti di documentazione storica rinvenute nel sito. Tra racconto e attività pratica, i partecipanti sperimentano la scrittura romana con stilo e riproduzioni di tavolette cerate.

IL PARCO ARCHEOLOGICO DI ERCOLANO

Il Parco Archeologico di Ercolano è un Istituto del Ministero della Cultura, creato con il DM n. 44 del 23 gennaio 2016 e dotato di autonomia organizzativa, economica, finanziaria, contabile e scientifica, con lo scopo di tutelare e valorizzare l’area archeologica di Ercolano, comprendente la Villa dei Papiri e il Teatro sotterraneo. Dal 2023 rientra tra le aree di diretta competenza del Parco anche la Villa Sora di Torre del Greco.

Dal 2001 Ercolano si avvale dell’azione continua di un partenariato pubblico-privato con il Packard Humanities Institute, che contribuisce alla conservazione e alla valorizzazione del sito attraverso l’Istituto Packard per i Beni Culturali (IPBC). Dal 1997 l’area archeologica è inserita nella lista dei siti Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

giovedì 22 ottobre 2026

POMPEI, RINASCE LA CASA-PALAZZO DI MARCO FABIO RUFO

Oltre 1,4 milioni di euro da un sostenitore privato per il restauro di una delle dimore più spettacolari della città antica

A Pompei è in corso il restauro di quella che è probabilmente la casa più grandiosa della città sepolta dal Vesuvio nel 79 d.C., ispirata direttamente ai palazzi imperiali di Roma: la casa di Marco Fabio Rufo, costruita sulle antiche mura di Pompei e nota per la sua facciata con ampie finestre sul golfo, con infissi in legno e verosimilmente anche di vetro. Il costo dell’intervento di restauro, pari a 1.462.000,00 Euro, è interamente a carico di un sostenitore privato, la società PompeiAR. In questi giorni, il contratto di sponsorizzazione è stato siglato dal rappresentante legale del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, e dal titolare della società sostenitrice, Frank Hoefer. Alle spalle una storia da imprenditore, il dottor Hoefer, nato nella Germania del Sud, ha contattato il Parco archeologico di Pompei dopo la lettura del libro del direttore Zuchtriegel, “Pompei: la città incantata”, uscito nel 2023.

“Sono stato a Pompei per la prima volta nel 1974, all’età di 16 anni, e ho immediatamente percepito il fascino della città antica, che racconta un modello di vita sociale al quale, per certi aspetti, siamo molto vicini e per altri molto lontani. – dice l’imprenditore Frank Hoefer - Chi visita le case con occhio attento viene ricompensato da infiniti dettagli tratti dalla vita quotidiana, dall’arte e dal saper fare antico. Restaurare la spettacolare dimora di Marco Fabio Rufo, inaccessibile dal 1980, e renderla accessibile al pubblico è un progetto che trovo appassionante. Anche perché ho l’impressione che a Pompei c’è una grande apertura verso modelli innovativi di tutela e fruizione. Ma per attuare i progetti del Parco servono altri sostenitori e vorrei aiutare a trovarli.”

L’intervento di restauro ora in corso riguarda gli affreschi, tra cui la famosa Venere di Pompei, collocata in una vera e propria “cappella” rituale della dimora, e segue a lavori strutturali, di messa in sicurezza e scavo, eseguiti dal Parco negli anni 2021-2023.

La casa di M. Fabio Rufo, insieme alle adiacenti case “di Castricio” e “del Bracciale d’Oro”, è costruita sul precipizio dell’antica fortificazione di Pompei è pertanto conserva fino a quattro piani, collegati da un labirinto di corridoi, scale e passaggi, sia di rappresentanza sia di servizio.

Il proprietario, forse un magistrato della cittadina campana oppure un liberto della casa imperiale, doveva avere immense disponibilità economiche, che consentivano la realizzazione di una villa urbana che, per quanto sappiamo, a Pompei non ha eguali.

Nel complesso sono state trovate anche diverse vittime dell’eruzione, alcune delle quali giacciono ancora negli spazi che le videro esalare l’ultimo respiro: tre vittime sulle scale della Casa di M. Fabio Rufo, altrettante nella cosidetta casa di Castricio, emerse negli scavi del 1961, e le vittime della casa del Bracciale d’Oro, rinvenute nel 1974.

“Ora lavoriamo su un progetto di valorizzazione del complesso – ha dichiarato il direttore Zuchtriegel – Facciamo leva anche sulla tecnologia digitale per far comprendere la complessità di questo labirinto incredibile, che è la casa di M. Fabio Rufo: a volte si ha l’impressione di essere in un palazzo ottocentesco di Napoli, invece è una casa romana di 2000 anni fa. Entro natale vogliamo procedere a una prima apertura parziale, con gruppi accompagnati. L’entusiasmo e il supporto di Frank Hoefer sono un segnale bellissimo del valore di Pompei, anche perché ci piacerebbe replicare questo modello in altre case, che sono altrettanto affascinanti e hanno bisogno di restauro e valorizzazione.”

I lavori di restauro sono stati affidati tramite un bando di gara alla società Artigiana Romana Impianti OE e sono seguiti da parte del Parco dalle funzionarie dott.ssa Elena Gravina in qualità di Responsabile unico del Progetto (RUP) e dott.ssa Teresa Argento in qualità di Direttore dei Lavori (DL)

martedì 20 ottobre 2026

La villa “di Cicerone” a Pompei

Nuove tecnologie per risolvere il giallo degli scavi settecenteschi
Si ipotizza che fosse più grande e più sontuosa delle altre ville fuori le porte di Pompei, come quella dei Misteri e quella di Diomede.
Affreschi e mosaici provenienti dalla villa “di Cicerone” sono tra le più celebri opere esposte al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Eppure la villa, la cui attribuzione a Cicerone è priva di fondamento, è quasi totalmente dimenticata.
Fu scavata a partire dal 1748, ovvero dall’inizio ufficiale delle esplorazioni sistematiche di Pompei. Lo scavo proseguì con interruzioni fino al 1779. Tra i visitatori più illustri, c’è anche Johann Winckelmann, il fondatore moderno della storia dell’arte antica, che la vide nel 1764. Lo studioso rimase colpito soprattutto dagli affreschi di alcune danzatrici, “fluidi come un pensiero e belle come se fossero state realizzate per mano delle Grazie”.
Il motivo dell’oblio di questa eccezionale villa sta nel fatto che fu esplorata attraverso un sistema di crateri, vale a dire grandi fosse, trincee e gallerie, tipico dei primi scavi promossi dalla corte Borbonica a Pompei. A seguito dello scavo e portati via mosaici, affreschi e reperti ritenuti particolarmente pregevoli, la villa fu interrata.
Iniziò così il suo oblio. Oggi ne rimane una collina verde nel Parco Archeologico di Pompei, coperta da frutteti e vigneti che rientrano del progetto “Azienda agricola Pompei”. Diversamente da altri scavi settecenteschi, come quelli riscontrati nella casa del Tiaso, indagata nuovamente nel 2023-2025, lo scavo nella villa cd. di Cicerone è stato documentato tramite diari e planimetrie.
«È l’unica possibilità che ci rimane – spiega il direttore di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – di capire fino in fondo il metodo di scavo dei Borbone, confrontando la documentazione dell’epoca con quanto lasciato sul posto. Per questo si tratta di una riserva archeologica unica. Comprendere la villa di Cicerone significa risolvere un giallo che riguarda quasi tutta la città antica di Pompei: troviamo le tracce delle prime esplorazioni un po’ ovunque, ma quasi mai abbiamo notizie storiche che ci aiutano a capire meglio cosa esattamente sia successo e quando. Qui, invece, abbiamo una documentazione abbastanza dettagliata».
Un primo passo per una migliore conoscenza della villa e della sua storia settecentesca è stato fatto grazie a un progetto diretto da Ivo van der Graaff (University of New Hampshire) e John Clarke (University of Texas at Austin), che ha previsto una serie di indagini geofisiche non-invasive.
Grazie a questa tecnologia, si può “vedere” ciò che c’è nel sottosuolo senza scavare. In un primo rapporto preliminare, pubblicato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei, i ricercatori concludono che i resti architettonici della villa scavata e interrata sono notevolmente più estesi di quanto ipotizzato in passato.
«C’è, dunque, ancora tanto da indagare e da capire: sarà da valutare quali potrebbero essere i prossimi passi, tenendo conto del delicato equilibrio tra scavo e tutela del patrimonio immenso di Pompei» ha concluso il Direttore del Parco.